Gruppo Vulcão
Capoeira
E’ defesa, ataque,
ginga du corpo e malandragem… capoeira!
La capoeira, nella sua origine, è una lotta di liberazione afro-brasilana dissimulata nella danza. Le sue origini si fanno risalire al 1500 circa, all’epoca dello sbarco dei portoghesi in terra brasiliana.
I colonizzatori per risolvere il problema della manodopera troppo scarsa in un territorio così vasto, importavano gli schiavi dall’Africa per la coltivazione delle piantagioni di canna da zucchero, tabacco, caffè.
Gli schiavi vivevano in condizioni pessime: lavoravano nelle piantagioni per molte ore al giorno e vivevano nelle Sem-Alas ossia grandi e miseri dormitori sotterranei, bui e senza mura divisorie (sem = senza, ala = lato di muro)
Così incatenati ai polsi gli schiavi neri inventarono una lotta, (particolarmente incentrata sulla forza e l'agilità delle gambe) per difendersi dai soprusi dei padroni e per fuggire verso la libertà. Gli elementi di danza (samba) e musica (percussioni e birimbao) contenuti nella Capoeira, vengono inseriti dagli schiavi probabilmente per dissimulare le proprie intenzioni, ma sono tutt'oggi parte integrante della disciplina.
E' evidente che gli schiavi avessero come unica aspirazione quella di fuggire. Approfittando della confusione generata dall'invasione olandese, in migliaia scapparono dalle fazende per nascondersi nella foresta vergine, riunendosi in villaggi che presero il nome di Quilombos. Il villaggio di Palmares, probabilmente collocato nello Stato nordestino Alagoas, rimase celebre per il valore dei suoi abitanti nelle lotte sostenute contro gli armati che volevano distruggerlo. Fondato nel 1610, il primo Quilombos di Palmares fu distrutto nel 1695 dopo un assedio di 5 anni e 9000 soldati impiegati.
La capoeira nel XIX secolo per il suo carattere violento e per il timore che provocava venne vietata e iniziò un lungo periodo di dura repressione da parte delle forze dell’ordine. In quel tempo i capoeiras erano motivo di terrore, molti di loro erano schedati negli archivi della Polizia. Erano individui dal carattere violento e utilizzavano la capoeira per dare sfogo all'istinto aggressivo. Erano veri professionisti del crimine ed è proprio in questo periodo che il nome capoeira venne associato a quelli di provocatore e delinquente. Il periodo di repressione da parte della Polizia durò fino alla fine del XIX secolo.
Le misure adottate dalla polizia per reprimerli si rivelarono inefficaci. Sembra che la guerra del Brasile con il Paraguay (1865-1869) abbia segnato la fine delle loro violenze: per eliminarli infatti, il Governo di Bahia mandò a combattere un buon numero di capoeiras, molti per spontanea volontà e moltissimi altri costretti. Come ci racconta O. Alvarenga anche i bianchi praticavano questa lotta sia come sistema di difesa, sia come metodo di convincimento per dirottare le votazioni alle elezioni. Anche il clero non disprezzava la capoeira, ci sono stati esempi di frati che utilizzarono colpi di gambe e di testa durante le processioni per allontanare i provocatori. Con il passare degli anni la lotta africana ha incontrato nel meticcio della razza colonizzatrice il suo esecutore ideale: magro e muscoloso, più basso del negro e più astuto del portoghese, il mulatto assimilò la capoeira a suo modo trasformandola in una notevole lotta acrobatica (L. P. da Costa).
Bisogna arrivare al 1930, anno in cui la capoeira venne liberalizzata ed entrò a far parte del folclore nazionale. Grazie a personaggi come Mestre Pastinha, Mestre Bimba e pochi altri, è stata recuperata l'immagine del capoerista e la capoeira è stata inserita come modalità sportiva.
Oggi è una disciplina emblema della storia e della tradizione culturale brasiliana ed è diventata una materia di insegnamento nelle scuole e nelle università. E’ stata riconosciuta in Brasile come attività sportiva istituzionalizzata nel 1972 dal Consiglio Nazionale dello Sport.
E’ inoltre utilizzata come terapia per controllare e canalizzare la violenza nei minori a rischio e tante sono le attività di utilità sociale che è possibile svolgere con quest’arte.
Due sono i tipi principali di capoeria: Angola e Regional.
La capoeira Angola perfezionata da Mestre Pastinha (Vicente Ferreira Pastinha), è più strettamente legata alla capoeira praticata all'epoca "pre-Bimba" e agli aspetti originali e rituali della capoeira, ha movimenti più lenti e più vicini al suolo, il jogo dura più a lungo ed enfatizza il dialogo fra i due corpi, l'estetica e la ritualità dei movimenti, le strategie e le tattiche, la malandragem (cioè l'astuzia, la malizia nel gioco); venne codificata come disciplina sportiva nel "Centro Esportivo de Capoeira Angola" di Pastinha.
La capoeira Regional fu presentata negli anni '30 da Mestre Bimba (Manuel dos Reis Machado ) come attività culturale (la sua Académia si chiamava "Centro Cultural de Luta Regional Baiana"), ed ebbe un ruolo centrale nel processo di integrazione nella società Brasiliana degli schiavi da poco affrancati (1888): tecnicamente, adottò alcune tecniche derivate da altre arti marziali per restituire alla capoeira la sua valenza di lotta, persa nel tempo in favore di valori puramente folcloristici, ed introdusse un metodo di insegnamento sistematico nella sua scuola; enfatizza la verticalità e l'oggettività del jogo, in genere praticato ad un ritmo più veloce, integrando anche l'aspetto musicale con l'introduzione di nuovi toques appositamente creati.
Oggi, in realtà, la mescolanza di stili e tecniche non permette una classificazione così netta per molti gruppi di capoeira, tranne che per chi pratica la Capoeira Regional di Mestre Bimba, che ha sue specifiche e rigorose regole.
Il berimbau è il principale ed indispensabile strumento musicale della capoeira ed è considerato il vero maestro della capoeira, che con le sue note, indica il tipo di gioco. Formato da un bastone di legno che tiene in tensione un filo di metallo, ad una sua estremità è legata una zucca, aperta da un lato, che funge da cassa armonica. Una mano percuote il filo metallico con una bacchetta, mentre l'altra tiene in posizione l'arco musicale e sorregge una moneta o un sasso che contrapponendosi ai colpi della bacchetta crea delle variazioni ritmiche. All'occorrenza la stessa mano che tiene la bacchetta sorregge il caxixi, un cesto di vimini con una base di zucca e contenente dei semi. Di origini africane il suono del berimbau nella capoeira non è solo puro abbellimento ma una forza suscettibile di aumentare le energie dei lottatori. La melodia viene cantata, un verso alla volta, da un solista a cui risponde un coro che ripete per intero il verso o l'ultima parola di questo.
Temos o direito de sermos iguais,
Quando as diferenças nos inferiorizam.
E temos o direito de sermos diferentes,
Quando as igualdades nos escravizam.
(Boaventura de Souza Santos)
Abbiamo il diritto di essere uguali,
quando le differenze ci inferiorizzano.
E abbiamo il diritto di essere diversi,
quando le uguaglianze ci schiavizzano.
Leggere la capoeira
- Nestor Capoeira, "Galo jà cantou"
- Cristina Polverini e Giancarlo Barbon, "Capoeira. La danza degli dei"
Ascoltare la capoeira
- Mestre Tony Vargas
- Mestre Deraldo
- Mestre Suassuna e Dirceu, "Cordao de ouro"
- Grupo Muzenza
- Mestre Ananas
- Mestre Boca Rica
- Accademia de Capoeira de Angola
